Perché tutti i libri italiani sono in Garamond


La storia del carattere tipografico inventato nel Cinquecento che col passare del tempo è diventato lo standard dell’editoria

National Library of the Czech Republic and Google Inc. cooperate on several-year long project of digitization of historical documents. Google will digitize approximately 140,000 volumes of books. Czech National library will make its collection available for free and manuscripts and old prints from the collections of the library will be also available in Google Books project and the European digital library Manuskriptorium, on the basis of the common agreement. Restorers repair the books before their transport to the digitization center of Google company in the National Library, Prague, Czech Republic, September 3, 2014. Photo/Vit Simanek (CTK via AP Images)

National Library of the Czech Republic and Google Inc. cooperate on several-year long project of digitization of historical documents. Google will digitize approximately 140,000 volumes of books. Czech National library will make its collection available for free and manuscripts and old prints from the collections of the library will be also available in Google Books project and the European digital library Manuskriptorium, on the basis of the common agreement. Restorers repair the books before their transport to the digitization center of Google company in the National Library, Prague, Czech Republic, September 3, 2014. Photo/Vit Simanek (CTK via AP Images)

Quasi tutti i libri italiani sono in Garamond, anzi, per essere più precisi, in Simoncini Garamond, un carattere disegnato da un tipografo francese nel Cinquecento – Claude Garamond – e rimaneggiato da un tipografo bolognese nel 1958 – Francesco Simoncini. Significa che se i libri italiani fossero nudi, senza copertine, sarebbe impossibile distinguere tra i vari editori se non sulla base della gabbia (il rettangolo di testo sulla pagina) e della carta. Una serie di libri presi a caso e fatti esaminare da un esperto ha dato il seguente risultato: in caratteri Simoncini Garamond sono i libri Bompiani, Sellerio, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Feltrinelli, Salani, Longanesi, Guanda, Saggiatore, Nottetempo e Iperborea.

Source: Perché tutti i libri italiani sono in Garamond – Il Post

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JRR Tolkien: ‘Film my books? Its easier to film the Odyssey’


This interview was originally published in The Telegraph magazine on March 22. 1968.

“Spiders,” observed Professor JRR Tolkien, cradling the word with the same affection that he cradled the pipe in his hand, “are the particular terror of northern imaginations.” The Professor, now 76, is the author of The Hobbit and of the three-volume epic fairy-tale,  The Lord of the Rings, the slowest-developing bestseller in modern publishing history. He was on the subject of dragons and the other horrenda which are his scholarly stock-in-trade.

Discussing one of his own monsters, a man-devouring, spider-like female, he said, “The female monster is cer­tainly no deadlier than the male, but she is different. She is a sucking, strangling, trapping creature.”

Source: JRR Tolkien: ‘Film my books? Its easier to film the Odyssey’

Tuffarsi dal ponte di Mostar


Lo Stari Most (“vecchio ponte”) è un ponte che attraversa la città di Mostar, in Bosnia ed Erzogovina. Il ponte domina il fiume Neretva da un’altezza di 24 metri e collega la parte cristiana a quella musulmana della città. La mattina del 9 novembre 1993 venne distrutto dalle forze secessioniste croate nel conflitto contro le forze governative bosniache. Il ponte, incluso recentemente nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità, è stato ricostruito sotto il patrocinio dell’UNESCO e riaperto il 22 luglio 2004. Il salto nella Neretva è per i giovani del luogo un appuntamento tradizionale, come si racconta nel video di DGA Productions.

via Tuffarsi dal ponte di Mostar | Il Post.

Una bellissima notizia: Franco Battiato alla Cultura


“ASSESSORE? NO, CHIAMATEMI FRANCO” «Assessore mi offende, chiamatemi Franco, e sarò Franco». Lo ha detto Battiato alla conferenza in cui ha confermato di entrare a fare parte, con la delega alla Cultura, della giunta regionale siciliana di Rosario Crocetta.
«Scendo in campo volentieri – ha aggiunto incontrando i giornalisti a Catania – seppur parzialmente, perchè non posso e non voglio cambiare mestiere. Non faccio politica e non voglio avere a che fare con i politici»………….. GRANDE!!!

Post ideologico

Una notizia che mi riempie di gioia, d’orgoglio e di speranza.

C’è ancora spazio per la buona politica.

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Lo specchio


Le miroir Lo Specchio è un cortometraggio di Ramon and Pedro che racconta la storia di un uomo o anche dell’uomo – nel senso di essere umano dall’infanzia alla vecchiaia, nel tempo in cui la mattina ci laviamo i denti e la faccia, e ci facciamo la barba.

via Lo specchio | Il Post.

Non andiamo più in Rete: ci siamo e basta


Gli americani sostengono di trascorrere meno ore in Rete, ma i dati dicono il contrario. La ragione? Non ci rendiamo più conto di essere online.

Nessuno più “va” online: lo siamo e basta. Questa è la conclusione del report di Forrester sulle abitudini di consumo americane. Una flessione delle ore che gli intervistati, in questo sondaggio annuale, hanno ammesso di trascorrere in Rete è stata interpretata come incoerente rispetti ai dati di traffico e alle altre analisi di mercato. C’è una sola spiegazione: la gente comincia a non accorgersi più della differenza tra online e offline. La differenza è sfumata, l’interpretazione delle due dimensioni si è fatta fluida.Fino a pochi anni fa, si entrava nella Rete con un rito di passaggio. Il modem del computer si connetteva al sistema remoto, il browser, un’applicazione che doveva essere aperta, attendeva le nostre istruzioni di navigazione. I riti hanno una eccezionale capacità di rafforzare le abitudini, di calmare le ansie, di permettere la relazione con ciò che è altro da sé. Probabilmente esiste una sola cosa più forte di un rituale: la perfetta fusione con un elemento esteso di cui non ci si rende più conto.

via Non andiamo più in Rete: ci siamo e basta | Webnews.

L’effetto Glasgow


Nella seconda città più popolosa del Regno Unito si muore di più che in tutte le altre città britanniche, da decenni. Il tasso di mortalità tra gli abitanti di Glasgow, la città più popolosa della Scozia e la seconda più grande del Regno Unito, è il più alto rispetto alle altre città della Gran Bretagna, racconta l’Economist questa settimana. Anche nei quartieri più ricchi, il tasso è superiore del 15 per cento rispetto ai quartieri ricchi delle altre grandi città britanniche. La situazione è peggiore nelle zone più povere della città: il Centro per la salute della popolazione di Glasgow ha rilevato che tra il 2003 e il 2007, tra la popolazione giovanile e adulta esclusi gli anziani, ci sono stati 4.500 morti a causa delle gravi condizioni di salute, dovute soprattutto alla povertà. La mortalità di Glasgow è il più alto nelle fasce di età tra i 15 e i 44 anni, tra i 45 e i 64 anni e oltre i 65 anni.Si tratta di un fenomeno ormai acquisito e riconosciuto. I cittadini britannici sanno che a Glasgow si muore di più e si muore prima. E la colpa sarebbe proprio della città e dei suoi abitanti: il tasso culturale basso, la carenza di vitamina D nella popolazione, le questioni genetiche, la disuguaglianza sociale, la storia. Neanche i politici sono riusciti a migliorare la situazione. La differenza del tasso di mortalità tra Glasgow e le altre città britanniche è aumentata nel periodo tra il 1950 e il 1980, principalmente per il gran numero di morti causati dal cancro e dalle malattie cardiache. Poi, dal 1980 le cause sono state altre. Sono aumentati: il numero dei suicidi, le violenze, l’abuso di droghe e alcool, gli incidenti stradali.Questo divario con le altre città è stato spiegato soprattutto con il tema della povertà della città: le persone più povere conducono una vita meno sana. Mettendo insieme i criteri dell’età, della povertà e di genere, Glasgow aveva più del doppio dei decessi delle città di Liverpool e Manchester. Alcune teorie sostengono che molto dipende anche dai modelli di comportamento e abitudini, come per l’uso di alcool trasmessi di generazione in generazione, altre hanno spiegato che la città sta soffrendo gli effetti della deindustrializzazione, che ha causato disoccupazione e povertà.L’agenzia governativa, che ha il compito di migliorare lo stato della salute pubblica, cita la diseguaglianza sociale e di reddito tra i cittadini. Le differenze si sono ingrandite soprattutto dopo l’elezione nel 1979 dell’ex primo ministro Margaret Thatcher. Le riforme di quegli anni hanno portato cambiamenti nei sistemi industriali di Glasgow e degli altri grandi centri del Regno Unito. Secondo il Centro per la salute della popolazione, il tasso di mortalità, chiamato “l’effetto Glasgow”, è determinato quindi da una serie di fattori. E per abbassarlo, devono essere risolte tutte le cause ipotizzate dalle varie teorie e il governo dovrebbe fare una serie di riforme, che riguardino la famiglia, i giovani, l’occupazione e i redditi della popolazione.

via L’effetto Glasgow | Il Post.

Istituto Luce, ora anche su YouTube


A tre anni dal debutto online, l’archivio storico di Istituto Luce sbarca su YouTube. Google Italia è infatti lieta di annunciare una partnership con Istituto Luce Cinecittà che permetterà agli utenti di guardare nel famoso portale video oltre 30.000 clip provenienti dall’archivio di quella che è a tutti gli effetti la storia della televisione italiana. Tra i filmati, sarà possibile trovare i cinegiornali proiettati nei cinema italiani in 40 anni, che riprendono anche star come Sophia Loren e Gina Lollobrigida.

via Istituto Luce, ora anche su YouTube | Webnews.

Mr. Wikipedia in difesa di Richard O’Dwyer


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Jimmy Wales raramente prende posizioni politiche, ma quando lo fa si spende senza remore. Così ha preso la cornetta del telefono e ha chiamato il ministro degli Interni inglese, Theresa May, spiegandole come e perché sia da considerarsi sbagliata la concessione all’estradizione del connazionale Richard O’Dwyer, e avvisandola che farà di tutto per bloccarla.

Al momento sta utilizzando il suo metodo preferito: una petizione mondiale per sostenere il ricorso all’Alta Corte. Il primo esito è stato raggiunto: il caso è divenuto di pubblica notorietà, concentrando così le attenzioni internazionali attorno alla figura del ragazzo e la sua vicenda giudiziaria.

via Mr. Wikipedia in difesa di Richard O’Dwyer | Webnews.

Hyperlink: i blog diventano libri


Hyperlink lancia un nuovo strumento che aiuterà i blogger a realizzare libri a partire dai propri stessi blog: il servizio è in fase di avvio.

Hyperlink sta lanciando un nuovo servizio che andrà a destare non poche preoccupazioni a chi opera nel mondo dell’editoria: trattasi di una piattaforma che aiuterà i blogger a creare libri dai contenuti già pubblicati. Un tool automatico sostenuto dall’intervento umano con il quale realizzare una vera e propria magia, insomma: trasformare i blog in libri.

via Hyperlink: i blog diventano libri | Webnews.