Reviving Forgotten Science to Build the World’s Most Accurate Pendulum Clock – The Atlantic


Building an Impossible Clock

The 18th-century horologist John Harrison claimed that he could make the world’s most accurate pendulum clock, but his methods were scorned for hundreds of years—until someone proved him right.

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As a rule, Donald Saff doesn’t collect clocks he can’t see inside of. It’s the harmonic entanglement of gears—and the skill needed to craft them—that first lured him to horology, the study of measuring time.In 2004, browsing through a tiny shop in midtown Manhattan, Saff saw a 55-inch clock sitting on the windowsill. He was immediately riveted—the clock was beautiful, he recalled, in a way that reminded him of Grace Kelly. Looking at its insides, visible through the dusty glass, he could tell that the clock was in poor condition. But he could also see that it was a technical tour de force.Examining the clock, Saff noticed something particularly remarkable: a grasshopper escapement. All pendulum clocks have an escapement, a swinging mechanism that pushes the pendulum at a steady rate over the seconds, minutes, and hours. The grasshopper escapement is a low-friction version invented by the clockmaker John Harrison in the early 18th century, and rarely used in modern clocks.

Actually, “rarely used” is something of an understatement—both 18th-century and contemporary horological communities have rejected Harrison’s pendulum designs. They were difficult to understand and seemed to contradict accepted knowledge about how to build clocks. Yet here was a fragment of Harrison’s design centuries later, an anachronism—and a seeming impossibility—preserved in steel.The owner of the store told Saff the clock was too damaged to ever be restored. But Saff was persuasive; he was sure he could fix it. He took home the clock that day—and unknowingly set the wheels in motion for a renaissance of Harrison’s clock-making science, dismissed and ignored for 300 years.

Source: Reviving Forgotten Science to Build the World’s Most Accurate Pendulum Clock – The Atlantic

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Perché tutti i libri italiani sono in Garamond


La storia del carattere tipografico inventato nel Cinquecento che col passare del tempo è diventato lo standard dell’editoria

National Library of the Czech Republic and Google Inc. cooperate on several-year long project of digitization of historical documents. Google will digitize approximately 140,000 volumes of books. Czech National library will make its collection available for free and manuscripts and old prints from the collections of the library will be also available in Google Books project and the European digital library Manuskriptorium, on the basis of the common agreement. Restorers repair the books before their transport to the digitization center of Google company in the National Library, Prague, Czech Republic, September 3, 2014. Photo/Vit Simanek (CTK via AP Images)

National Library of the Czech Republic and Google Inc. cooperate on several-year long project of digitization of historical documents. Google will digitize approximately 140,000 volumes of books. Czech National library will make its collection available for free and manuscripts and old prints from the collections of the library will be also available in Google Books project and the European digital library Manuskriptorium, on the basis of the common agreement. Restorers repair the books before their transport to the digitization center of Google company in the National Library, Prague, Czech Republic, September 3, 2014. Photo/Vit Simanek (CTK via AP Images)

Quasi tutti i libri italiani sono in Garamond, anzi, per essere più precisi, in Simoncini Garamond, un carattere disegnato da un tipografo francese nel Cinquecento – Claude Garamond – e rimaneggiato da un tipografo bolognese nel 1958 – Francesco Simoncini. Significa che se i libri italiani fossero nudi, senza copertine, sarebbe impossibile distinguere tra i vari editori se non sulla base della gabbia (il rettangolo di testo sulla pagina) e della carta. Una serie di libri presi a caso e fatti esaminare da un esperto ha dato il seguente risultato: in caratteri Simoncini Garamond sono i libri Bompiani, Sellerio, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, Feltrinelli, Salani, Longanesi, Guanda, Saggiatore, Nottetempo e Iperborea.

Source: Perché tutti i libri italiani sono in Garamond – Il Post

La rivoluzione silenziosa dell’anarchico di Telegram


Cammina per le strade di Helsinki stretto in un cappotto nero. Come nero è il cappellino da baseball che tiene schiacciato sugli occhi. Il viso smunto, pallido. Lo sguardo freddo ma gentile, rivolto a terra. La testa ricurva che quasi si appoggia alle braccia che tiene conserte. Facile immaginarselo in quella posizione mentre scriveva le righe di codice di VKontakte. La sua prima azienda lanciata poco più che ventenne. Anno 2006. Il social network che lo ha reso famoso come lo Zuckerberg di Russia celebrato da una famosa copertina di Bloomberg News. E miliardario dopo un’exit fatta di cifre mai rese note e intrighi politici.

Se la sua storia non bastasse a renderlo un personaggio fuori dal comune, Pavel Durov, nato a Leningrado 30 anni fa, sa come apparire tale. Total black di ordinanza, la scelta di vivere da apolide poco dopo aver venduto le quote rimanenti dell’azienda che ha fondato, gli aneddoti che lo raccontano come eccentrico e imprevedibile. E la sua lotta, sincera, rivoluzionaria e agiata, per le libertà individuali. «L’Occidente è meno libero oggi di quanto è abituato a essere. Siamo più vicini al 1984 di Orwell di quanto non lo fossimo nel 1984». Ha dichiarato eterna gratitudine a Edward Snowden, l’informatico statunitense che ha rivelato i programmi di sorveglianza di massa del governo americano e britannico. Oggi le sue priorità sono privacy e sicurezza nello scambio di informazioni. E’ per questo che ha lanciato nel 2014 Telegram, ed è per questo che Snowden è la sua musa ispiratrice.

via La rivoluzione silenziosa dell’anarchico di Telegram.

L’articolo del 1962 che prevedeva videotelefoni e acquisti online è originale


TRAPANIIeri avevamo raccontato, con un pizzico di ironia, la diffusione sul web di un articolo tratto dal giornale “Trapani Nuova” del 1962.Si tratta di un articolo incredibile che prevedeva, cinquanta anni fa, l’esplosione dei videotelefoni, gli acquisti online, la lettora dei giornali sul cellulare. Come tanti avevamo pensato a una bufala. E invece bufala non è, e dobbiamo ammettere d’aver sbagliato a pensarlo.Merito del chiarimento va all’utente facebook dal nome Criss Speziale che ha postato sulla pagina del nostro giornale la versione integrale del quotidiano uscito in edicola nel mese di giugno del 1962.
Leggetelo, sfogliatelo e scoprirete che era tutto vero. Un ingegnoso giornalista trapanese, nel 1962, aveva creduto alle previsioni incredibili di tre ingegneri americani e aveva trovato spazio sul giornale per pubblicarle. Complimenti a lui: bisogna credere in ciò che si fa, anche se tutti pensano che siano idee folli.

L’articolo del 1962 che prevedeva videotelefoni e acquisti online è originale| leggete la copia del giornale dell’epoca.

L’evoluzione della Mela morsicata raccontata dalle pagine del sito Apple


Image representing Apple as depicted in CrunchBase

Innovare. Dalle origini ad oggi, l’obiettivo di Apple è (quasi) sempre stato questo. In principio fu l’Apple I, seguito poi dal Macintosh, dal primo iMac, dal MacBook Air, dall’iPod, dall’iPhone e infine dall’iPad e dal suo fratello minore, l’ultimo arrivato, ossia l’iPad mini. Un’evoluzione che ha portato alla realizzazione di prodotti più performanti ma al tempo stesso sempre user-friendly e di immediato utilizzo. Quest’oggi abbiamo deciso di proporvi un articolo originale in cui ripercorriamo l’evoluzione dell’azienda della Mela morsicata tramite le pagine del sito Apple. Il nostro viaggio inizia nel gennaio 1996, quando Apple lancia ufficialmente il suo portale nel mondo della rete.

via L’evoluzione della Mela morsicata raccontata dalle pagine del sito Apple – Speciale iPhoneItalia – iPhone Italia Blog.

EyeSee mannequin silently collects consumer data for overzealous retailers


With the luxury goods market sagging under the weight of a sluggish economy, some retailers are turning to more surreptitious and rather controversial means of targeting consumers. As Bloomberg reports, several high-end retailers have begun deploying a new mannequin known as the EyeSee. Produced by Italy-based Almax, the EyeSee looks like any other mannequin you’d find in storefronts and window displays. Embedded within, however, is a camera that captures images of passersby, as well as facial-recognition software capable of identifying a customer’s age, gender, and race.

This kind of demographic data presents obvious benefits to retailers, who can use it to cater their product offerings, promotions, and window displays to consumers most likely to make a purchase. One Almax client, for example, launched an entirely new children’s clothing line after the EyeSee revealed that kids comprised the majority of its afternoon clientele, while another hired Chinese-speaking staff after gauging the size of its Asian customer base. But the subtlety of such practices has raised concerns among those who worry that the EyeSee may violate consumer privacy. Unlike similar animatronic dummies adopted in Japan, Almax’s creation doesn’t look notably different from any other static mannequin.

via EyeSee mannequin silently collects consumer data for overzealous retailers | The Verge.

Pacemaker a rischio cracker


English: This is the first pacemaker to ever b...

English: This is the first pacemaker to ever be implanted. (In 1958) (Photo credit: Wikipedia)

Ha quasi dell’incredibile la notizia che giunge dalla conferenza BreakPoint sulla sicurezza in scena a Melbourne (Australia). Il ricercatore Barnaby Jack di IOActive ha scoperto una falla nel sistema di gestione dei pacemaker, gli apparecchi che vengono impiantati chirurgicamente ai pazienti affetti da disturbi cardiaci, per regolarizzare il ritmo di contrazione del cuore. Un problema che, se non risolto in tutta fretta dalle case produttrici, potrebbe condurre a scenari piuttosto inquietanti.

via Pacemaker a rischio cracker | Webnews.

Non andiamo più in Rete: ci siamo e basta


Gli americani sostengono di trascorrere meno ore in Rete, ma i dati dicono il contrario. La ragione? Non ci rendiamo più conto di essere online.

Nessuno più “va” online: lo siamo e basta. Questa è la conclusione del report di Forrester sulle abitudini di consumo americane. Una flessione delle ore che gli intervistati, in questo sondaggio annuale, hanno ammesso di trascorrere in Rete è stata interpretata come incoerente rispetti ai dati di traffico e alle altre analisi di mercato. C’è una sola spiegazione: la gente comincia a non accorgersi più della differenza tra online e offline. La differenza è sfumata, l’interpretazione delle due dimensioni si è fatta fluida.Fino a pochi anni fa, si entrava nella Rete con un rito di passaggio. Il modem del computer si connetteva al sistema remoto, il browser, un’applicazione che doveva essere aperta, attendeva le nostre istruzioni di navigazione. I riti hanno una eccezionale capacità di rafforzare le abitudini, di calmare le ansie, di permettere la relazione con ciò che è altro da sé. Probabilmente esiste una sola cosa più forte di un rituale: la perfetta fusione con un elemento esteso di cui non ci si rende più conto.

via Non andiamo più in Rete: ci siamo e basta | Webnews.

La Germania tassa Google News


Image representing Google News as depicted in ...

Una tassa su Google News in Germania. Gli editori esultano. Il portavoce di Google: “E’ un giorno nero per Internet”. Una tassa sui contenuti indicizzati. In Germania è passata, dopo tre anni di dibattito infuocato, una legge che d’ora in avanti costringerà Google a pagare la proprietà intellettuale agli organi di informazione nazionali visualizzati nella sezione Notizie del motore di ricerca. Com’è ovvio, la legge ha raccolto il plauso degli editori e la forte critica dell’azienda californiana, ma anche della sinistra tedesca e dell’influente partito dei pirati, i quali promettono battaglia.

via La Germania tassa Google News | Webnews.

Flame: malware trafuga dati e conversazioni


Si chiama Flame il nuovo malware che minaccia enti e società attive sulla Rete: il nuovo virus è stato scoperto da Kaspersky Lab durante un’indagine commissionata dall’ITU International Telecommunication Union, la stessa che era incentrata sullo studio di Wiper, un worm che in tempi recenti si è fatto notare per aver infettato alcuni sistemi in Asia occidentale arrivando all’eliminazione non autorizzata di dati appartenenti ad alcune aziende del mercato del petrolio.Secondo Kaspersky, Flame è un programma sofisticato, tanto da essere il virus più pericoloso tra tutti quelli scoperti in questi anni.

via Flame: malware trafuga dati e conversazioni | oneITsecurity.

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